Tra maggio e giugno viviamo un periodo di transizione, una metamorfosi. Siamo inevitabilmente attratti da quelle lingue di neve che vediamo ancora luccicare lassù in alto, ma allo stesso tempo abbiamo voglia di leggerezza, di boschi ombrosi e di sole caldo sulla pelle. Sciare, correre, camminare. Non è importante cosa facciamo, è il come lo approcciamo. Ce lo spiega Deborah Bionaz in apertura di Skialper 161. «…l’unica cosa che conta è seguire l’istinto. Quel briciolo di memoria del selvatico che rimane dentro di noi, sotto il completo in gore-tex perfetto o gli sci con il topsheet patinato. Quel selvatico che ci spinge a mettere la sveglia alle quattro, a scegliere il freddo e la fatica. È un impulso difficile da spiegare. Ma facile da riconoscere. È lo stesso che avevamo da bambini. Quando uscire contava più di qualsiasi cosa. La paura che morde lo stomaco, l’adrenalina che ci irrora il cervello, i muscoli che bruciano».